- Home
- Palazzo delle Arti
- Galleria "Palazzo delle Arti"
- Emissioni Celebrative
- Art&Co in Tour
- Studio47 Club
- News
- Contatti
Ricerca alfabetica
Paolo De Cuarto (all’anagrafe Paolo Scozzafava) nasce a Catanzaro nel 1972, è il quarto di cinque figli maschi (da qui lo pseudonimo De Cuarto).
La prima tappa della sua formazione ha luogo in Calabria, dove inizia la sua ricerca sull’utilizzo della materia e della plasticità dell’immagine. Questa è la traccia biografica che riteniamo sia indispensabile per comprendere meglio il suo percorso. Per il resto, nella vita di un artista c’è sempre un punto d’origine, un giorno qualsiasi della propria esistenza, che sulla carta diventa “biografia”, da cui tutto comincia.
Paolo è un bambino calabrese, vivace come tanti, eppure è speciale, gli piace osservare e soprattutto disegnare. Nel suo percorso si porta negli occhi le fotografie della sua terra di origine, un posto dove il tempo non passa, ma resta quietamente ad attorcigliarsi su se stesso, tra aspettative di un futuro che non arriva mai e il peso sommesso di un passato in cui tutto sommato ognuno piacevolmente si crogiola.
E’ da questo tempo fermo, che ha consentito a una vecchia pubblicità su muro della Cinzano di sopravvivere al corso della storia e di imprimersi nella sua memoria, che Paolo estrapola il suo modo di essere artista. Li mette nella valigia, quella immagine e il tempo fermo della sua Catanzaro, assieme ai ricordi e al calore di una tipica famiglia del Sud e li porta con sé a Milano, dove arriva per sbarcare il lunario, come tanti, nel 1994.
Nella città lombarda il tempo sta agli antipodi della dimensione in cui ha vissuto fino ad allora; corre costantemente in avanti, è quasi tutto futuro o quanto meno futuristico, passa velocemente senza aspettare nessuno, è in linea con una modernità che dimentica in fretta e si infatua di tutto, senza amare mai davvero nessuna cosa. Paolo frequenta gli ambienti artistici dell’Accademia di Brera e dello storico Bar Jamaica, e dove inizia a affinare la sua passione per tutte le forme artistiche espressive che lo portano a trasferirsi, per motivi di ricerca e studio, in Spagna.
Ritornato, più maturo e consapevole, a Milano, inizia a collaborare come assistente artistico nello studio del Maestro Mimmo Rotella. Da questa esperienza nasce un grande sodalizio intellettuale con il Maestro e la sua vera formazione artistica, come ama ricordare. La collaborazione tra i due finisce alla fine del 2002 quando Paolo inizia a percorrere autonomamente la sua strada nel mondo dell’arte.
Le sue opere sono conservate all’interno di importanti collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero. Negli ultimi anni ha esposto in molte mostre sia private che pubbliche, creando un seguito di collezionisti delle sue opere, che ripercorrono la storia della pubblicità per illustrare con romanticismo nostalgico le variazioni, non sempre positive, della società italiana negli ultimi settanta anni.
La vita di Paolo De Cuarto è una vita semplice, esce fuori dagli schemi degli artisti bizzarri, contraddice anche in questo il luogo comune dell’impronta maledetta di chi vive di ispirazione, la potete respirare sulle sue tele la sua essenza, provando a immaginare un bambino che cerca di salvare un mondo a colori dal grigiore di un futuro cinico.
De Cuarto si accorge che esiste un altro modo per raccontare la storia delle nostre trasformazioni e che da quel modo si può e si deve produrre una nuova bellezza, indistruttibile, protetta dalle tele, fissata nel tempo dell’arte, che non passa mai e che non passa mai di moda. Pesca dal passato immagini che dormono da qualche parte e le riporta nel presente facendole diventare “Pop”.
La sua memoria torna al Carosello televisivo, che teneva stretta tutta la famiglia attorno al televisore prima di andare a dormire, alle rèclame che promettevano un mondo migliore, dagli anni ’20 ai ’50. Con “Tracce”, la mostra che ha inaugurato i percorsi di Matera, dichiarata patrimonio dell’umanità, il pittore calabrese ha definitivamente mostrato in maniera inequivocabile l’originalità del suo talento, che ama definire “racconto senza parole a tinte retrò”.
Di lui Achille Bonito Oliva ha scritto: “Egli è l’esecutore pittorico di una volontà affermativa dell’arte di non prescindere dalla storia, fatta di eventi esemplari ma anche di inquadrature che enfatizzano la vita”. Nella sua pratica artistica, l’oggetto stesso, scarto della società dei consumi, diviene opera ricontestualizzata dall’artista, prendendo le mosse dalla pratica del decollage, messa in opera dal suo famoso zio Mimmo Rotella. Per questo le sue insegne mostrano un accentuato degrado che, dal punto di vista estetico, dà immediatamente un’impronta romantica alle sue opere. L’insegna degradata e rovinata ha un’affascinante patina vintage, testimonianza della nostra memoria e della nostra cultura.
A distanza di anni, nelle opere di De Cuarto è sufficiente riproporre solamente il carattere del logo o una sfumatura di colore per riconoscere all’istante il marchio raffigurato. L’artista, nei suoi lavori, si sofferma sulle tracce che il tempo ha depositato su quei marchi, che possono anche assumere le sembianze di slogan, e che continuano a far risuonare nelle menti del pubblico analogie e rimandi. Egli decontestualizza l’immagine dal contesto originale per trasformarla in un’opera d’arte grazie a un linguaggio creativo e semplice, operando per sottrazione, togliendo, sgrossando e lasciando vivere solo i tratti essenziali.
Anche la sua particolare tecnica ritrova le proprie radici nel passato. In un’epoca dove la riproduzione digitale è diventata una pratica comune, De Cuarto utilizza la tela grezza sulla quale stende dell’intonaco che accoglierà il suo disegno e il suo intervento pittorico, così come si usava per comunicare un messaggio pubblicitario, intorno agli anni venti del secolo scorso, direttamente sul muro dei palazzi e delle case. Come afferma lo stesso artista, “tecnicamente cerco di riprodurre l’intonaco sulla tela grezza, unendo lo stucco alla sabbia e a una piccola quantità di colla. A questo composto omogeneo aggiungo poi anche altri tipi di materiali”. In questo modo, De Cuarto completa un processo di decontestualizzazione dell’immagine, dalla situazione e dalla finalità originaria, per trasformarla in un’opera d’arte grazie a un linguaggio creativo e semplice.















