Marco Lodola

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(Dorno, 4 aprile 1955
vivente

La Biografia

Marco Lodola è nato a Dorno (Pavia).

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano e conclude gli studi discutendo una tesi sui Fauves, che con Matisse saranno un punto di riferimento per il suo lavoro, come anche Fortunato Depero ed il Beato Angelico. Agli inizi degli anni ’80 ha fondato con un gruppo di artisti il movimento del Nuovo Futurismo, di cui il critico Renato Barilli è stato il principale teorico.

Gran parte della produzione artistica di Lodola esprime tutti i concetti racchiusi nel Futurismo prima, e nel Nuovo Futurismo poi. I soggetti che Lodola predilige sono i personaggi del mondo della musica e del circo, così come gli innamorati (celebre il dipinto Coppie in vespa).

Tra i suoi dipinti più famosi troviamo soggetti protagonisti della musica e della pubblicità, facilmente riconoscibili per la notorietà che hanno raggiunto. Per molti versi la pittura di Lodola non si distanzia molto da quella di Andy Warhol, poiché entrambi amavo ritrarre il "personaggio".

Come a voler osannare il nuovo simbolo dell'epoca Lodola in molti dipinti sceglie di ritrarre anche le macchine, in particolare la mitica 500, nelle quali pone ancora coppie di innamorati.

Oltre ai quadri Lodola realizza anche delle sculture luminose, che crea in diverse misure utilizzando il perspex ed i neon. Questa speciale forma d'arte nasce dal desiderio di riproporre nelle sue opere il fascino delle più grandi metropoli, sempre sfavillanti di luci e piene di immagini caratteristiche.

I personaggi delle sculture luminose di Lodola sono in gran parte sportivi, che l'artista ritrae sempre nel momento in cui compiono un gesto particolare. Come non citare i suoi celebri tennisti immortalati nel momento in cui si apprestano a colpire la pallina? Lodola non cerca l'immagine fissa e immobile, ma riesce a catturare il movimento, quello stesso senso di velocità che ha ispirato ed è alla base del Futurismo.

La velocità per Marco Lodola non è solo riferita ai ritmi frenetici della vita moderna ma si estende fino a rappresentare l'incredibile velocità con cui i media influenzano la persona. Dal 1983 ha esposto in grandi città italiane ed europee quali Roma, Milano, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid, Barcellona, Parigi e Amsterdam.

Ha partecipato ad esposizioni e a progetti per importanti industrie quali Swatch, Coca Cola, Vini Ferrari, Titan, Grafoplast, Harley Davidson, Ducati, Riva, Illy (collana di tazzine d’autore), Francis – Francis, Dash, Carlsberg, Nonino, Valentino, Coveri, Fabbri, I Mirabili, Shenker, Seat, Lauretana, Smemoranda, Gierre Milano e Calze Gallo, Ferrarelle, De Longhi, Amaro Lucano Antony Morato, Dior.

L'Arte

Marco Lodola è un maestro colorista con la capacità unica di catturare emozioni universali attraverso forme essenziali e colori vibranti.

Le sue opere riflettono gioia, amore e una visione ottimistica della vita, trasportandoci in un mondo di sogni e sorrisi. Le sue sculture luminose, sono presenti nelle case di moltissimi personaggi della tv e fanno da scenografia a numerose serie e spettacoli in giro per l'Europa.

La denominazione di Nuovi Futuristi stava a sottolineare la profonda eredità lasciata proprio dal Futurismo storico e, in particolare, dalla parte rappresentata da Giacomo Balla e Fortunato Depero. Il nesso che lega il Vecchio al Nuovo Futurismo, risiede nella devozione alla modernità attraverso l'uso di nuovi linguaggi e materiali, esaltando l'aspetto ludico dell'arte che, in questo caso, fa riferimento al mondo dei fumetti, alla pubblicità e ai mass media in generale.

Poliesteri, perspex, resine sintetiche, sono questi i materiali che permettono di creare opere leggere, colorate; opere che diventano un ibrido di stile, dove contemporaneamente si incontrano arte, design e pubblicità. Nello specifico, potremmo dire che il Futurismo fa capolino nella sfera della Pop-Art.

E' proprio in questa linea di congiunzione che si collocano le opere di Marco Lodola.

Il suo lavoro è un processo a sottrarre, i protagonisti delle sue opere sono coloratissimi, vivaci, dalle forme essenziali e senza volto. Tinte decise, sgargianti, senza accenni di sfumature. La cifra stilistica di Marco Lodola trova espressione massima nei suoi soggetti più ricorrenti.

 Anche se si tratta di personaggi e personalità note e dal valore mediatico elevato, l'intento di Loda è quello di "normalizzarli", spogliandoli dall'aura di mito, per riportarli in una dimensione molto più terrestre e giocosa. In queste opere sono i colori sgargianti che parlano, si fanno guardare non tanto per quello che rappresentano ma per ciò che emanano: vitalità e leggerezza.

Durante il Natale del lockdown, la Rai commissionò a Lodola un presepe.

Una versione molto laica e personale dell'artista, dove i protagonisti erano personaggi della musica leggera italiana come Lucio Dalla e Gigliola Cinquetti che interpretavano rispettivamente "Giuseppe e Maria", con alle loro spalle le sagome di un'orchestra. L'istallazione prendeva il nome di ‘Natività. Presepe luminoso’.

In realtà questo presepe alternativo, non ha mai trovato spazio negli ambienti Rai, che ha deciso di tenerlo nascosto, “forse perché timorosa che un “presepe laico” aprisse qualche polemica tra i più tradizionalisti al punto che l’autore, letteralmente, è andato a riprendersela in viale Mazzini."

L'artista si è dichiarato molto amareggiato per l'accaduto, accusando la Rai (che da mesi prima aveva avuto modo di vedere le immagini del presepe) di un atteggiamento da medioevo.

CHIUSA LA PORTA DELLA RAI SI APRE IL PORTONE DEGLI UFFIZI DI FIRENZE

Lodola è uno degli artisti italiani viventi più famosi e questo non poteva essere tralasciato da Eike Dieter Schmidt, direttore della Galleria degli Uffizi che, insieme a Vittorio Sgarbi e il sindaco di Firenze Dario Nardella, hanno colto la palla al balzo e deciso di accogliere le opere di Lodola giusto in tempo per le feste natalizie. Una vera svolta per un'istituzione di prestigio mondiale come la Galleria degli Uffizi, che ha dimostrato ampiezza di vedute e apertura nei confronti dell'arte pop.

Così, l’installazione realizzata da Marco Lodola è stata visibile per tutto il periodo delle feste natalizie del 2020 dai lungarni, dal Ponte Vecchio e dal piazzale del museo: le varie parti delle quali si componeva erano accolte sia al primo che al secondo piano della Galleria. Il presepe di Lodola è stato concepito come "...una rinascita luminosa che potesse dare un senso di speranza, un mare di facce dove ognuno poteva immaginare la propria".

Chi naviga nel mondo del design e del fashion, non resta indifferente al richiamo dell'arte. Di fatti, Dior non è nuova alle collaborazioni con il panorama artistico contemporaneo.

Dopo Marinella Senatore, Maria Grazia Chiuri, direttrice creativa di Dior, sceglie per la Collezione Inverno 2021, Marco Lodola per illuminare le vetrine delle 400 boutique della maison in tutto il mondo, da New York a Milano, passando da Londra fino ad Atene.

Il principio è sempre l'elemento luce. Ho utilizzato la tecnica delle lavagne luminose – quelle che Filippo Tommaso Marinetti chiamava “avvertimenti luminosi” – per la boutique Dior in Saks Fifth Avenue, uno dei grandi magazzini più importanti e famosi al mondo», ha spiegato l’artista. «Abbiamo fatto in modo che la boutique e la sua scenografia si fondessero perfettamente con la personalità della città, preservando lo stile Pop dell’installazione».

Le Opere

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