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Marco Catellani nasce nel 1951 a Cavriago (RE). Si diploma all’Istituto d’Arte “G. Chierici” di Reggio Emilia, sezione ceramica. Tuttavia, il suo interesse si concentra particolarmente sulla pittura, che porta avanti parallelamente all’attività professionale, prendendo parte a mostre personali e collettive: “Marco Catellani” (Centro culturale comunale, Cavriago, Reggio Emilia, 1980, a cura di Alfredo Gianolio), “Alberto Bertolotti / Marco Catellani” (L’Ottagono, Bibbiano, Reggio Emilia, 2004, a cura di Enzo Silvi), “In transito” (GeWo galerie, Marbourg, Germania, 2011-12, a cura di Costantino Piazza). Il suo lungo percorso di ricerca passa dai temi classici come la natura morta, il paesaggio, il ritratto, alle esperienze dell’espressionismo tedesco e delle avanguardie storiche, a incursioni nel campo dell’astrazione, fino ad approdare alla pop art, entrando a far parte del nuovo movimento artistico “Pop Up Revolution”. Alla ricerca della sintesi estrema, Catellani schiera nei suoi dipinti un esercito ordinato di figure disposte in modo razionale, complesse composizioni, a metà strada tra astrazione e stilizzazione che creano stranianti effetti optical. I personaggi appaiono fissi, ieratici, al limite tra il fisico e il metafisico. L’artista sorprende per la sua tecnica precisa e rigorosa, quasi maniacale, trasportandoci in un universo parallelo di grande forza e potenza visiva. I richiami e i riferimenti culturali sono chiari, dalle maschere africane alle scomposizioni meccaniche di Léger, fino alle “nature morte” astratte di Roy Lichtenstein. In particolare Catellani ha sviluppato in maniera personale il segno urbano di Keith Haring. Peculiare e caratterizzante la sua doppia linea nera che conchiude barrette perpendicolari e dà corpo a figure stilizzate rendendo il suo lavoro immediatamente riconoscibile. Il nero domina, la ripetitività del segno riempie la tela e l'artista si dimostra abile a manipolare tecniche e materiali in modo diretto ed incisivo. Nulla è lasciato al caso perché ogni minima mossa è studiata come in un gioco di scacchi. L'umanità è rappresentata spesso, ma è un'umanità traslata, ridimensionata, infinita e ripetuta come meccanicamente con un ritmo che diventa incessante e si fa specchio della odierna società. Catellani vive e lavora a Cavriago.
Marco Catellani si è creato uno stile riconoscibile e distintivo, con figure antropomorfe trasformate in sagome meccaniche, in profili in serie, bullonati, industrializzati, come a raffigurare un’umanità iconica, bidimensionale, ormai priva di tratti personalizzati, ma pur sempre umani. L'arte di Catellani affascina perché il suo è un parlare doppio, cioè un parlare aprendo geografie e spazi dell'ignoto, aprendo finestre di senso e di orizzonte che il parlato quotidiano non genera. Davanti ai dipinti di Marco Catellani come non pensare all'universo delle macchine? Le figure testimoniano la resistenza del corpo mentre si scompone nell'artificio. Non ritroviamo le forme della rappresentazione tradizionale, ma il segno del loro transitare in altro, il lento svanire per ricomporsi in una specie di geometrismo riparatore. In questa dimensione di trascendente ottimismo non possiamo evitare di riferirci a un artista come Fernand Leger, pittore dell'esistenza umana nella società industriale, ma anche a un pensatore come Ernst Junger, scrittore del non-umano, della modernità dominata dalla macchina e dalla guerra. Nei suoi lavori non vediamo uomini, ma archetipi di uomini e in questo loro essere archetipi, impronte, marchi, diventano iconici. Pur non rappresentando la figura umana così come appare ai nostri occhi, colpisce che le opere di Catellani sappiano indagare a fondo la nostra inquietudine, ponendoci di fronte a domande e turbamenti: se queste figure possono essere uguali a se stesse, senza personalità individuali, finiremo anche noi umani un giorno per essere identici e indistinti? Questa domanda insidiosa e profondamente moderna nasce guardando queste opere ed è proprio in questo turbamento che esse sanno generare risiede l’unicità d’artista. Una strana sospensione, una quiete irreale domina i dipinti: gli inquietanti protagonisti sembrano in attesa di qualcosa, forse di risposte.









