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Emauele Giannelli nasce a Roma nel 1962.
Nel 1981 si trasferisce in Toscana, dove si laurea all’Accademia di Belle Arti di Carrara, sezione Scultura. Nel suo lavoro ha espresso contenuti che vanno dalla pop art all’industriale, ripetizioni seriali dove l’uomo, ingranaggio, ha comunque il suo centro.
La sua ricerca artistica si è indirizzata verso la cultura cibernetica: visioni aeree di città industriali, scenari alla Philip K. Dick dove l’uomo è costretto continuamente a ridiscutere il proprio ruolo e la propria esistenza. I materiali prediletti da Giannelli sono anche oggetti di recupero: scarti di una società industriale e consumistica che divora a ritmo vertiginoso i propri prodotti.
Negli ultimi anni, a partire da “Sospesi” ed “Haida”, è ritornato alla figurazione classica.
Lavora gesso, resina, bronzo e terracotta. Vive e lavora nelle vicinanze di Pietrasanta. Presenta diverse personali tra cui: Galleria Arte a Parte, Milano (1994); S.Terenzo, SP (1998); Spazio Ergy, Milano (2000); Fabio Paris Spazio Art Gallery, Brescia (2003); Spazio Sinfonia, Milano (2004); Gianluca Salvadori, Firenze (2006). Tra le sue collettive, si ricordano: Artisti a Pordenone (1994); Galleria Fogola, Torino (1995); "In the foosteps of Michelangelo", Ectarc Llangollen, Gran Bretagna (1995); Mineart, Gent, Belgio (1996; '97); gemellaggio culturale, S. Giuliano, PI-Saragozza, Spagna (1996); John Moors University Gallery, Liverpool (1996); North West Arts Board, Manchester (1996); Gallerie Rapenburg, Amsterdam (1997); Living Art Gallery, Milano (1997); "Progetto Gjpsos", Napoli (1997); Galleria Zanmarchi, Milano (1998); Spazio Consolo, Milano (1998); "Art Jonction", Nizza (1999); "Eventi 99", Galleria Arte Contemporanea, Sermoneta, LT (1999); Cantiere Vannucci, Milano (2000); Galleria Astuni, Fano (2001); "Artissima", Torino (2001); Galleria Pack, Milano (2001; 2004); Florida International University, Miami (2002); Galleria Sansalvatore, Modena (2003); Flash Art Museum, Trevi (2004); Castello Sant'Angelo, Lodigiano, MI (2004). Partecipa a varie edizioni di "Arte Fiera", Bologna (1994; '95; '96; '97; 2002) e di "Miarte", Milano (1996; '97; '98). Nel 1999 è finalista al "Premio Ermanno Casoli" a Serra S.Quirico. Esegue le sue opere presso le Fonderie Versiliese e Del Chiaro e presso i Laboratori Formastudio e Scultori Associati di Pietrasanta. Nel 1987 apre insieme ad altri artisti il "Laboratorio'87" a Forte dei Marmi. Gli vengono commissionati alcuni bassorilievi: per l'eccidio di S. Anna di Stazzema (1987) e per la Chiesa di S. Andrea di Viareggio (1990). Numerose sono le sue partecipazioni a mostre nell'area apuo-versiliese, tra cui: "Opere Prime", Centro Culturale "L. Russo", Pietrasanta (1986); "Artisti in piazza", Seravezza (1986; 1987; 1988); Galleria Studio, Forte dei Marmi (personale, 1989; '90; '91; '92; '93; '94); Palazzo Paolina, Viareggio (1989); Ospedale Psichiatrico, Maggiano, LU (1991); Galleria Botti, Pietrasanta (1992); Atelier di Carrara (1993; '96); "Le forme del mare", Marina di Pietrasanta (1994); Galleria Pegaso, Forte dei Marmi (personale, 1995; '96; '97; '98; '99); "Credit Art", Palazzo Mediceo, Seravezza (1998); "Il disegno degli scultori", Centro Culturale "L. Russo", Pietrasanta (1988); Galleria Nicola Ricci, Pietrasanta (2004 e personale a Carrara); "Contemporaneo Versiliese", Viareggio (2007); Gestalt Studio, Pietrasanta (personale, 2007); Centro Culturale "L. Russo" (personale 2010).
Giannelli persegue l’anatomia mutante dai tempi dell’Accademia, incosciente ma anche libero rispetto agli andamenti linguistici internazionali.
Lui persegue un’ossessione, come accade quando un artista dimostra veggenza e gestione del talento. Va avanti per cicli che, volta per volta, aggiungono un tassello al suo codice ipergenetico della scultura. Affronta il mondo attraverso la duttile elasticità del corpo umano, attraverso il gesto semantico, attraverso dilatazioni e compressioni muscolari. Plasma archetipi che mescolano citazioni e somiglianze, atmosfere filmiche e pressione letteraria.
Un lungo racconto sui destini segnati ma anche immaginati dell’umanità silente, diviso per fermate emozionanti e sensoriali, con le sue installazioni che diventano quinte di un teatro vivente e stranamente immobile, bloccato nell’istante in cui Giannelli ha stoppato il suo sguardo, cogliendo l’attimo ideale, il momento d’equilibrio raggiunto.
Realista e provocatorio, ispirato dalla contemporaneità e dalla duplice natura umana, lo scultore romano Giannelli si è fatto conoscere sperimentando nuovi materiali e nuove tecniche con impetuosa curiosità e coscienza ma anche sperimentando il mondo, fino a trovare una sua narrazione, che ritorna in tutte le sue opere e che vediamo ancora oggi: la figura umana in preda al caos della contemporaneità e alla trasformazione.
La poetica di Emanuele Giannelli presenta una delle tematiche più affascinanti ed importanti del nostro immaginario storico-culturale e la arricchisce di un’urgenza attuale: la SCELTA, l’impiego del nostro libero arbitrio nell’affrontare l’oggi.
I profondi cambiamenti degli ultimi vent’anni che hanno corroborato il primato della tecnologia e della scienza e la fiducia nei loro confronti a discapito dell’ambiente, pongono l’umanità di fronte ad una scelta: “Sostenere”, insieme all’innovazione, quel bagaglio di tradizioni storiche, istituzionali, culturali che hanno connotato fino ad oggi la nostra civiltà, oppure proiettarsi verso il futuro e “Spingere via” una dimensione temporale che frenerebbe tale corsa, con i suoi imperativi etici ed estetici.
Emanuele Giannelli riflette, mediante media eterogenei sulla forza del dubbio e l’incertezza esistenziale caratteristica della liquidità della società contemporanea. Il suo uomo è nomade poiché polimorfo, metamorfico, pervaso da una perenne esperienza di smarrimento fisico ed esistenziale, da un comune senso di incomunicabilità e distanza sociale.
L’antiuomo di Giannelli pare l’antitesi assoluta della scultura classica e neoclassica per eccellenza. L’esaltazione della bellezza ideale, la volontà di scolpire nella materia marmorea l’eleganza del volto o il ritmo cadenzato del movimento umano, della forza fisica e muscolare, sono negate da una volontà d’immortalare l’imperfezione dell’uomo per restituirgli veridicità, realtà e crudezza.
Negarne l’idealizzazione e l’unicità sembrano i presupposti della scultura dell’artista contemporaneo, che utilizza spesso la serialità e la riproducibilità memore di Andy Warhol.






