Carlo Pasini

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(Pavia, 12 Giugno 1972
vivente

La Biografia

Carlo Pasini nasce a Pavia il 12 giugno 1972. Diplomato presso il Liceo Artistico “Raffaello Sanzio” si iscrive al Politecnico di Milano dove si laurea in Architettura con Fredi Drugman e Corrado Levi nel 1999. Inizia l‘attività artistica presso il laboratorio di Aldo Mondino nel 2000 dove svolge il ruolo di collaboratore e assistente fino alla primavera 2005.

Dopo questa formazione, dove matura una filosofia orientata maggiormente al vissuto e alla sperimentazione, Pasini dipinge i primi paesaggi pittorici, realizzati su zanzariere di alluminio funzionanti. Sono opere evanescenti e cangianti, che giocano in modo originale sull’alternanza tra pieni e vuoti. L‘espressione dinamica iniziale della zanzariera viene liberata nella scultura vera e propria di animali guizzanti che lottano per la sopravvivenza, come un ritorno alle origini con una razza umana implosa e priva di maschere. In questa vita che è un grande teatro tutti ci presentiamo con interfacce e software per comunicare informazioni criptate più simili ad animali come Cavalli di Troia in cui l‘apparenza non coincide quasi mai con il vero Essere.

In seguito a questa fase iniziale, vicina per certi versi all’«expanded painting», l’artista, desideroso di imprimere una svolta decisiva al suo percorso, realizza le Pelli di serpente, creazioni astratte contraddistinte da un tripudio di sfumature, screziature e nuances che ci riportano alla mente i cromatofori del derma dei rettili. Le Pelli, sovrapposizione di molteplici elementi, vengono “costruite” da Pasini mediante una tecnica non canonica. Si tratta, infatti, di un meticoloso processo di accumulazione di puntine da disegno dalla testa in plastica colorate, inserite e incollate su una superficie dipinta.

Questo procedimento di creazione, che eleva un semplice prodotto industriale in serie a un altro tipo di oggetto, viene presto esteso da Pasini anche a ritratti di icone della cultura contemporanea e a grandi sculture di animali. Siamo così di fronte a un linguaggio artistico inedito e particolarmente innovativo; ciò per almeno due motivazioni. Innanzi tutto perché si tratta di realizzazioni, soprattutto nella loro forma tridimensionale, che intendono provocare delle percezioni più vivide e quindi, sostanzialmente, avvicinare il più possibile il fruitore all’opera d’arte. Le sculture di Pasini costituiscono, infatti, delle opere che ampliano fortemente la sfera sensoriale, tramutandosi da rappresentazioni prettamente visive a «pitture tattili», da toccare e sfiorare, quasi come un codice braille. Seguendo la “lezione” di Pinuccio Sciola, anche l’udito viene coinvolto, in quanto l’insieme di puntine può produrre, accarezzandole, singolari sonorità e vibrazioni.

In secondo luogo poiché il processo realizzativo dell’artista è vitale: si tratta di un movimento ripetitivo inconscio, quasi un martellamento, che porta a complesse opere puntiformi. L’accostamento del colore acrilico di fondo con le ristrette tonalità delle puntine genera effetti chiaroscurali pregevoli, che riproducono il gesto pittorico, la “pennellata”. La direzione intrapresa da Pasini riporta piena centralità all’azione dell’artista, che deve saper coniugare idee e concetti stimolanti alla manualità, alla “magia del fare”, ai tempi lunghi del lavoro di esecuzione, dalla progettazione al risultato compositivo finale.

L'opera di Carlo Pasini nasce a cavallo tra la comunicazione visiva di ultima generazione e l'ironia aggraziata della bellezza delle piccole cose. Il dualismo dei suoi lavori viene esacerbato dal continuo gioco tra concetto e rappresentazione e il fil rouge che funge da impronta stilistica in tutta l'opera è la sensazione di stupore e meraviglia.

L'Arte

Carlo Pasini è un artista intuitivo e poliedrico: partendo dalla pittura è pervenuto a un linguaggio estremamente personale, che genera ogni volta meraviglia e coinvolge, su più piani, il fruitore.

Entrando a contatto con le sue sculture di animali non si può fare a meno di immergersi in un mondo fantastico e selvaggio: scontri feroci di coccodrilli e antilopi tra le erbe della savana, aggrovigliamenti di serpenti nelle profondità di foreste tropicali, grandi felini danzanti ritratti in eleganti pose dinamiche. Il suo lavoro ironico e spettacolare è contaminato da un intelligente concettualismo che coniuga pittura e scultura. Carlo Pasini, considerato un pittore espansivo fin dall’inizio della sua carriera, dà particolare importanza alla fruizione e alla percezione dell’opera d’arte. Questo lo porta a considerare la pittura non più confinata alla sola vista, bensì ad includere il tatto e il senso dinamico del movimento nello spazio.

Passa così dalla creazione di opere bidimensionali, come le pelli di serpenti e i quadri con icone della cultura pop, alla realizzazione di sculture di ghepardi, gazzelle, coccodrilli sorpresi, come in un vivido documentario, nel flagrante svolgimento della lotta per la sopravvivenza: l’artista riesce a restituirci tutta la bellezza e la violenza di una scena predatoria.

“Per me la vita non ha confini, il mondo non ha confini, le idee non hanno confini e sopratutto la mente non ha confini e non li avrà mai! Bisogna vivere e farlo fino in fondo. Per me questa è l’essenza che ti tiene in vita e ti permette di non essere morto ancora prima di esserlo! Tutto ciò si chiama curiosità”. (Carlo Pasini)

Testi di zoologia, bestiari medievali, fiere mitologiche, il rinoceronte di Dürer, scene esotiche che rievocano i quadri di Henri Rousseau e Antonio Ligabue, frammenti di Art Nouveau, “Le Carnaval des Animaux” di Spoerri, lo zoo in formaldeide di Damien Hirst, sculture polimateriche e molto altro: tutto riaffiora e confluisce sotto la spinta di pensieri ingegnosi e di un lavoro attento e minuzioso. Il bestiario di Pasini (definito da Valerio Deho “Animalìe”) costituisce sicuramente un «momento unico» all’interno della produzione contemporanea italiana.

Le sculture di Pasini, che si compongono di bullette, spilli, fino a pezzetti di vetro e marmo, presentano un senso delle distribuzioni costantemente armonico. L’artista mette ordine d’istinto e sviscera la composizione per ottenere la miglior rifinitura dei dettagli. Le puntine da disegno raccontano così delle «continue sospensioni di tempo e di spazio» e le opere costituiscono delle sintesi spontanee ripetitive unite a un’appassionata attenzione per il particolare.

Le Opere

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