Armand Pierre Fernandez

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(Nizza, 17 novembre 1928
New York, 22 ottobre 2005

La Biografia

Nato a Nizza nel 1928, Armand Pierre Fernandez mostrò fin da bambino un precoce talento per la pittura e il disegno.

Figlio di un antiquario e di una violoncellista dilettante, l'artista assorbì fin da piccolo un intenso apprezzamento per la musica, l'arte del collezionismo e la coltivazione di un gusto raffinato.

 

Considerato uno dei creatori più prolifici e creativi della fine del XX secolo, la vasta produzione artistica di Arman spazia da disegni e stampe a monumentali sculture pubbliche alle sue famose "accumulazioni" di oggetti trovati.

Dopo gli studi all'Ecole Nationale des Arts Décoratifs di Nizza, l'artista si trasferì a Parigi per studiare storia dell'arte all'Ecole du Louvre. Il suo lavoro in questi primi anni si concentrò su dipinti astratti ispirati all'opera di Nicolas de Staël.

 

Lettore avido, Arman cercò ispirazione attraverso libri e recensioni d'arte, nonché durante frequenti viaggi in auto in tutta Europa con i suoi amici artisti di Nizza, Claude Pascale e Yves Klein.

 

Dopo aver incontrato Pierre Restany e di Cesar, nel 1960 firma il manifesto del movimento chiamato Nouveau Réalisme (Nuovo Realismo), così definito da Pierre Restany, ispiratore e critico di riferimento del gruppo. Con lui Yves Klein, Francois Dufrene, Raymond Hains, Martial Raysse, Daniel Spoerri, Jean Tiguely e Jacques Villeglé, Cesar, Mimmo Rotella, Niki de Saint Phalle e Christo.

 

A partire dal 1961 si dedica alla scomposizione dei soggetti utilizzando la tecnica del découpage, nel 1962 inizia a saldare (unire) insieme accumuli di oggetti metallici simili, come le asce, inoltre approfondisce le sue ricerche su molti bronzi, che portano alla creazione delle Combustioni nel 1963. La sua attenzione si dirige verso l’assemblaggio di elementi meccanici nel biennio successivo. Nel 1973, diventato cittadino americano prende il nome di Armand Pierre Arman, mentre continua a usare pubblicamente il nome Arman. 

Nei tratti di Arman, Pierre Fernandez vuol dire immedesimarsi in un percorso evolutivo che rompe gli schemi della consuetudine attraverso una rappresentazione figurativa contraddittoria, ma in simbiosi con i tempi dell’arte moderna.

 

Una ricerca assidua, concentrata nella manipolazione delle ombre, assetata di pigmentazioni contrastanti, movimentate da immagini sfocate, destrutturate, disanimate, ectoplasmate confusamente, ma perennemente coinvolgenti in pochi tratti ben delineati, studiati per essere collocati esattamente allo scopo di suscitare emozioni.

Diviene anche affiliato al movimento artistico ZERO con sede in Germania.

Arman è partecipe del film di Warhol “Dinner at Daley’s”, a cena dell’artista Daniel Spoerri (LINK INTERNO), performance registrata il 5 marzo 1964, nel quale per tutto il film egli è seduto, visto di fianco, guardando verso il basso estasiato dalla lettura e facendo solo piccoli gesti.

 

Attratto dal fascino della Grande Mela Arman conosce Duchamp a una cena. Vive prima al famoso Chelsea Hotel e poi in Church Street con uno studio a Bowery. Qui inizia a lavorare a grandi sculture pubbliche con ancora grandi espressioni di “Accumuli” (Accumulations). Da qui “Il parcheggio a lungo termine” in Francia, “Hope for Peace” a Beirut. 

Arman Fernandez muore a New York nel 2005, il 22 ottobre. Nonostante la morte, la sua eredità continua a vivere attraverso le sue opere, che sono molto ricercate dai collezionisti d’arte e raggiungono spesso cifre elevate nelle aste d’arte.

L'Arte

Arman è stato un artista innovativo e provocatorio, le cui opere hanno sfidato le convenzioni tradizionali dell’arte e introdotto nuove forme di espressione. Le sue “accumulazioni”, composizioni di oggetti di uso quotidiano, hanno segnato una svolta nell’arte contemporanea, provocando una riflessione sulla natura dell’arte e del consumo.

 

Il trattamento degli elementi è fondamentale. Lo scopo materiale è debellato totalmente e ogni immagine è un tuffo nella percezione. Una figurazione pacata, essenziale che in realtà nasconde una grande energia divulgata nel movimento e nella velocità ritmica, quasi musicale, come se le sue icone fossero munite di vitalità propria e di libertà.

Nelle sue macchie stilizzate, attraverso la collocazione delle forme, è possibile scorgere tutta la sua grande passione per l’arte, la ricerca e la sedimentazione di elementi preziosi presi in prestito dal quotidiano. Colori e sapori di euforia vitale, musicale, baccanale, ma eterna, immutabile.

 

Il suo lavoro, fortemente influenzato dal Dada e, a sua volta, una forte influenza sulla Pop Art, è presente nelle collezioni di istituzioni come il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate Gallery di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Il nuovo secolo ha lautamente encomiato l’artista, riconosciuto tra i cento principali esponenti del nuovo pensiero figurativo, dedicando meriti e riconoscimenti internazionali.

Punto di partenza sono le Accumulations del 1953 per arrivare agli strumenti musicali, selezionati, in un percorso in sintonia con la società contemporanea. Arman credeva fermamente nel principio di accumulazione, e le sue scatole di vetro riempite con immondizia (polvere, fili, scatole di formaggio etc.) riportano i visitatori ai problemi ambientali di tutti i giorni, in primis l’emergenza rifiuti.

 

Con un intento irriverente e provocatorio, gli accumuli dell'artista possono sembrare confusionari, ma a una visione più attenta mostrano di essere un insieme perfettamente controllato, frutto della costruzione dello sguardo. La poetica di Arman ha uno sviluppo binario nel tempo e se da una parte troviamo le Accumulations, dall’altra troviamo anche l’altro suo cavallo di battaglia: le frammentazioni.

Una scelta azzardata, che va a porsi un po’ in contrapposizione con l’idea di accumulo. 

Le sue opere sono sempre moltiplicazioni di un oggetto singolo, o quasi. Ma è questo “quasi” che rende i suoi cataloghi misteriosi e rivelatori, perché essi ci mostrano che anche all'interno del medesimo (tanti tubetti, tanti occhiali, tanti strumenti musicali) esiste la possibilità di una modulazione del molteplice.

 

Nel forsennato, ma segretamente regolatissimo, gioco dei suoi assemblaggi, in cui ogni oggetto, per un'inclinazione, una deviazione di equilibrio, una rotazione minima, si differenzia dai suoi confratelli, Arman trasforma la monodia dell'identico in sinfonia dell'eterogeneo.

 

Le Opere

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